Multitasking è uno di quei termini che abbiamo mutuato dall’informatica e che usiamo con accezione positiva. Essere capaci di lavorare in multitasking, avere la capacità di fare più cose contemporaneamente, rientra fra le skills che riteniamo ci qualifichino, quelle da mettere in risalto nel curriculum, assieme alla capacità di lavorare in team, per citarne un’altra mainstream.
Se essere multitasking fosse un grande limite?
Prendendo da Wikipedia: in informatica si indica la capacità di un software di eseguire più programmi contemporaneamente: se, ad esempio, viene chiesto al sistema di eseguire contemporaneamente due processi A e B, la CPU eseguirà per qualche istante di tempo il processo A, poi per qualche istante successivo il processo B, poi tornerà a eseguire il processo A e così via; il passaggio dal processo A al processo B e viceversa viene definito “commutazione di contesto” (context switch).
Già da questa semplice definizione dovremmo cogliere che la skill multitasking è più un malus che un bonus. Perché, prendendo passo per passo la definizione informatica, chi vorrebbe un collaboratore che si concentra un po’ su un compito, poi passa ad un altro, poi torna sul primo, poi di nuovo sul secondo e così via, magari per otto ore al giorno.
Multitasking, attenzione parziale continua.
Ovviamente, la definizione informatica stressa un concetto, in ambito organizzativo per multitasking non intendiamo questo modus operandi schizofrenico. Una dirigente di Microsoft un giorno definì il multitasking come attenzione parziale continua e credo che questa possa essere una definizione estesa accettabile. Estesa, nel senso che non esce dai confini di origine, l’ambito informatico, accettabile perché riassume in maniera corretta e completa il significato del termine.
Nonostante questa definizione, spesso tendiamo ad interpretare il multitasking come il sapersela cavare in diversi contesti mentre il multitasking è, di fatto, la capacità di fare più cose contemporaneamente. Il multitasking trova la sua massima esaltazione in una società che sta perdendo capacità di concentrarsi. Quale migliore appiglio per giustificare il fatto che fatichiamo ad eseguire un compito con elevata concentrazione per molto tempo che non riconoscersi la capacità di fare più cose contemporaneamente.
Quante volte ho sentito dire “vedi, io sono un po’ come un giocoliere, faccio più cose contemporaneamente”. Svelo un segreto: il giocoliere fa una sola cosa, fa stare in aria le palle (o i birilli).

Il multitasking non è una super-skill
Quindi, a mio avviso, dobbiamo smettere di incensare il multitasking come se fosse una super-skill, come se fosse la dote suprema da ricercare in ogni collaboratore o da sviluppare noi stessi. È importante essere in grado di fare molte cose: non è la super specializzazione quella cui dobbiamo tendere, non dobbiamo perdere elasticità e capacità di adattarci. Però, se proprio devo scegliere un’immagine che riassuma una competenza che potrebbe rivelarsi importante, sceglierei quella del multi-tool. Un coltellino svizzero. Il coltellino svizzero ha tante competenze diverse e tutte complementari. Lo spazio ridotto ottimizza, non esistono utensili doppi, tutto è ottimizzato. I vari tool non sono sovrapponibili. C’è un solo cacciavite, magari piatto, che si adatta anche alle viti a stella. In più, ne puoi usare uno alla volta. Anzi, quando ne utilizzi uno è meglio se gli altri li tieni chiusi, per evitare problemi.
In definitiva, non innamoriamoci dei termini se non ne condividiamo del tutto il significato. Il multitasking è un bluff, è uno schermo dietro cui spesso nascondiamo la nostra incapacità di star concentrati su mansioni cognitivamente complesse. In realtà quello che ci serve, quello che è utile è altro.
È necessario sapersela cavare in diverse situazioni. E per farlo, la vera competenza da sviluppare è l’analisi della realtà, per capire cosa ci presenta. Questo è uno dei motivi per cui lo smartworking è una risorsa importante anche per le aziende, in un contesto più protetto, dove c’è un minor confronto visivo, abbandoniamo la nostra passione per il multitasking. Non dobbiamo visivamente mostrarci iperattivi con nessuno, possiamo dedicarci alle nostre mansioni con la dovuta e necessaria concentrazione.
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