“Più cose sai, meno cose ti servono”
Gestione Aziendale

“Più cose sai, meno cose ti servono”

“Più cose sai, meno cose ti servono”. Questo è un classico aforisma di origine orientale, di quelli che affascinano e che per qualche tempo teniamo appesi al muro dietro la nostra scrivania, perché ci ispirino.

Oltre a questo è anche uno dei pilastri su cui fondo ogni mia attività di consulenza e collaborazione, il mantra cui cerco sempre di rifarmi. Sia per un aiuto ad un amico con un progetto, magari un piccolo lavoro per una nuova realtà su cui scommettere un po’ di tempo, sia che si tratti di un’attività di consulenza strutturata. Uso questo riferimento anche quando provo a spiegare alle mie figlie l’importanza di acquisire conoscenze con la scuola.

Spesso si finisce per chiedere aiuto ai professionisti quando si manifesta una situazione problematica, quando vi è già una componente di urgenza che rende centrale il risultato. Questo però non deve allontanarci dal nostro obiettivo alto, un passaggio di conoscenza, anche minima.

Cosa dovrebbe fare una consulenza? Anzitutto capire, poi trasferire.

Anzi, facendo un passo indietro, ci sono due piani di consulenza e collaborazione. Ci sono attività che sono funzionali alla buona salute della nostra impresa ma le cui competenze ci allontanano dal nostro impegno. Immagino, quando parlo di questo, a tutte le attività riconducibili al mestiere del commercialista, solo per citarne uno. Se dedicassimo troppe energie per comprendere tutti gli aspetti che riguardano fisco e soci rischieremmo di non avere più risorse, di tempo e cognitive, per seguire la nostra attività. In questo caso è importante selezionare un professionista fidato, di quelli in grado di farci comprendere le scelte che dobbiamo compiere e verso il quale nutriamo fiducia.

Diverso, invece, il discorso riconducibile a consulenze e collaborazioni in termini organizzativi. Non capita spesso che un imprenditore decida di sfruttare un apparente periodo di tranquillità per un check sullo stato di salute della propria organizzazione. Spesso, quando le cose vanno bene, l’imprenditore pensa ad investimenti centrali rispetto al business, capannoni, macchinari, apparecchiature. Quindi è durante una fase acuta che il consulente ha la possibilità di confrontarsi ed operare su una organizzazione. Per questo è fondamentale che, superata la fase acuta, quella in cui è necessario intervenire per rimettere nella giusta direzione la nostra prua, vi sia una trasmissione di conoscenze.

Fare consulenza non è un piede nella porta per entrare in azienda.

L’obiettivo non deve essere quello di creare una funzione aziendale che sia poi occupata dal consulente ma fare in modo che l’azienda sia nelle condizioni di non aver più bisogno del consulente. C’è differenza fra un consulente ed un temporary manager, non dobbiamo confondere i ruoli e non dobbiamo proporci per l’uno e l’altro scopo.

Questo passaggio non si può realizzare in una manciata di giorni, ma il percorso e l’obiettivo finale devono essere chiari e condivisi. Il consulente aiuta e supporta nel momento di emergenza ma poi cerca di trasferire le conoscenze necessarie affinché non sia più necessario il suo intervento, almeno per quella problematica.

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