Fiaba e favola derivano entrambe dal latino fabula ma indicano due tipologie narrative differenti. Cercando su internet troverete molti articoli che spiegano la differenza ma la caratteristica distintiva costante riguarda il finale: la fiaba ha sempre un finale positivo, dove il bene trionfa; nella favola spesso ci sono finali tragici che rivelano una morale, un insegnamento.
Cambia la società e si adegua il linguaggio.
La favole sono cambiate, alcune sono addirittura state trasformate in fiabe: ad esempio la versione originale di Cappuccetto Rosso di Perrault terminava con la morte della bambina, divorata dal lupo. La morale messa in risalto dal finale tragico era: mai fidarsi di nessuno. Adesso Cappuccetto Rosso è una fiaba dove il cacciatore salva tutti, nonna e nipote.
Sono cambiate le fiabe e le favole, si sono adeguate al linguaggio ed ai valori. Quello che era trasmissibile un tempo non lo è più oggi ed anche il modo di trattare certi temi si è evoluto. Abbiamo accettato che Disney mettesse mano a tutte le fiabe e le favole della tradizione e ce le rendesse accettabili. E adesso, se ripensiamo alla nostra infanzia, ci rendiamo conto che linguaggio e contenuti sono cambiati. Radicalmente.
Certo, ad ogni cambiamento si reagisce sempre con chiusura e forza, non deve mai essere accettato senza lottare strenuamente per mantenere lo status quo.
Però arriva un punto in cui il cambiamento dobbiamo quanto meno riconoscerlo. Le storie che da piccoli ci hanno allietato e addormentato non sono più coerenti con la società in cui viviamo ora e, se ci prendiamo il tempo per riflettere, non sono più coerenti con la società che vogliamo costruire per i nostri figli. Andavano bene per noi ma nessuna società può rimanere statica, non vale solo per Il Gattopardo.
Il cambiamento è ovunque, anche nel mondo del lavoro.
E allora, dopo aver accettato l’evoluzione delle fiabe o delle favole, dobbiamo anche accettare che un nuovo sistema di valori spinga per entrare nel mondo del lavoro. Non è vero che non si trovano ragazzi che abbiano voglia di impegnarsi facendo anche i lavori più umili, è solo che il loro obiettivo, il loro sistema di valori è una conseguenza del nostro, nel bene e nel male, ma non è il nostro.
Il sistema di valori, il progetto di carriera su cui noi abbiamo costruito la nostra vita non è più applicabile. Non è una questione di moda o di voglia. I sistemi complessi evolvono e la nostra capacità sta nel riconoscerli e trovare un punto d’incontro in cui entrambe le sponde massimizzino il risultato.
L’incontro fra domanda e offerta nel mondo del lavoro è la classica situazione win-win, per farla funzionare non basta più proporre qualcosa, occorre ascoltare e mediare. Questa è e sarà la chiave dei processi di selezione dei prossimi anni.
Prima ce ne rendiamo conto, prima ci dotiamo dei corretti strumenti e delle corrette proposte e prima colmeremo i deficit di risorse del nostro organico, senza dover puntare il dito contro altro. Spetta a noi capire e fornire letture e risposte.
I ragazzi che si affacciano al mondo del lavoro non vogliono quello che volevamo noi. Rendersene conto può anche essere doloroso (spoiler: e invece non dovrebbe esserlo) ma è importante.
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