Secondo Umberto Eco “le liste sono l’origine della cultura”. Un grande scrittore come Nick Hornby ci ha costruito parte della sua narrativa. Anche i programmi di scrittura ci permettono di scegliere fra diverse tipologie e formati di elenchi puntati. Semplici o numerati, gli elenchi puntati fanno parte del nostro linguaggio, non solo quello scritto. Elenchiamo anche quando parliamo, magari aiutandoci con le mani.
A cosa serve fare elenchi?
Usiamo gli elenchi per dare un “volto alle cose”. Fare un elenco vuol dire scegliere, ragionare, riflettere. Fanno ormai parte del nostro linguaggio e quindi li usiamo con disinvoltura, abbiamo confidenza con questo strumento. Quando usiamo gli elenchi lo facciamo per cose importanti.
Lo strumento di cui parliamo in questo post è proprio l’elenco. Come già detto, ormai fa parte del nostro linguaggio, lo usiamo in automatico. Ecco perché ci concentreremo sull’utilizzarlo in maniera conscia. Spesso facciamo elenchi in maniera inconsapevole, automatica. Partiamo dalla loro funzione, dal motivo che ci spinge ad ordinare in un elenco la realtà. La loro funzione è spesso poco esplicita: ordinare ed evidenziare un contesto confuso. Prendiamo i due gli scopi degli elenchi che ci sembrano principali: far emergere elementi da un contesto complesso, ordinare in base a dei parametri.
Nel primo caso si tratta di scegliere da una realtà complessa un certo numero di fattori, lo scopo è identificare gli elementi importanti della realtà, distinguerli ed evidenziarli rispetto al sottofondo generico.
Nel secondo caso l’obiettivo è ordinare un insieme. Non si tratta più di scegliere ma di mettere in ordine, riconoscere un valore e metterlo in relazione a quello di altri.
Ma come potremmo usarli?
Non limitiamoci nell’utilizzo degli elenchi puntati, non lasciamo che sia il nostro cervello ad attivarsi creando elenchi per facilitarsi la gestione della realtà (ricordiamo che il nostro cervello è pigro e fa di tutto per semplificarsi la vita). Diventiamo pro-attivi. Riconosciamo quale dei due tipi di elenchi ci serve e impegniamoci ad ordinare aspetti della realtà. Per fare qualche esempio provo a fare un elenco, ovviamente.
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Cose che vorremmo cambiare nella nostra organizzazione del lavoro.
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Cose che ci piace fare al di fuori del lavoro.
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Attività che ci piacciono al lavoro.
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Tre cose in cui sono veramente bravo
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Attività che ci fanno perdere tempo.
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Attività che ci spaventano maggiormente (scegliete voi l’ambito).
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Libri che vorrei leggere quest’anno.
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Mansioni che svolgiamo e che riteniamo non ci competano.
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Attività che vorremmo riuscire a fare almeno 5 minuti tutti i giorni.
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Mansioni che vorremmo fossero aggregate al nostro lavoro.
Per prima cosa pensate a quale dei due strumenti (scegliere da un contesto o ordinare) è più utile e poi iniziate da queste. Fate degli elenchi riportando gli elementi della vostra realtà, del vostro quotidiano. Prendiamo spunto da Nick Hornby, fate inizialmente elenchi con 5 cose (anche solo 3, se vi viene difficile).
Ogni tanto fermatevi e mettere un po’ in ordine la realtà con cui avete a che fare, vi aiuterà ad individuare le cose importanti, a capire come gestirle e a farne emergere altre. Prendetevi un periodo di tempo per dedicarvi a questa attività. Prendetevi tre mesi in cui, ogni lunedì mattina, fate almeno due elenchi. Non devono essere solo in ambito professionale. Scriveteli, salvateli e ogni settimana ripartite leggendo quelli della settimana precedente. Potete anche modificarli, se ritenete. Non richiede molto tempo ma vi aiuterà a svelare molte cose che per voi sono realmente importanti.
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