Ci sono tanti modi per rendere tossico un ambiente, professionale e non. Conoscere le diverse modalità, i diversi schemi è già un inizio. Alcuni comportamenti tossici sono estremamente raffinati e quello che possiamo limitarci a fare è individuarli ed adottare una strategia difensiva, che ci metta nelle condizioni di non subirne la tossicità. Sono però comportamenti radicati, difficili da estirpare. Non è però compito nostro, nella maggior parte dei casi, cercare di cambiare le persone. Limitiamoci a riconoscerli e a pensare a come gestirli, evitandoli, aggirandoli o ignorandoli. Partiamo identificando due comportamenti che possiamo identificare come nocivi all’ambiente di lavoro, magari in articoli futuri ne identificheremo altri.
Ora, doveroso premetterlo, potremmo benissimo riconoscerci in alcuni di questi comportamenti. Non partiamo sempre dal presupposto che noi siamo perfetti mentre gli altri intossicano il paradiso terrestre che noi creiamo in ufficio.
Su come gestire certi comportamenti proveremo a definire alcuni “antidoti” ma ricordiamoci che il ruolo sociale determina il nostro comportamento. Quindi dovremmo saperci adattare.
Non tutto quello che è urgente è importante.
Il primo comportamento tossico è quello di chi trasforma le cose da fare in cose da fare urgenti. Di fatto confonde importanza con urgenza e pensa che l’urgenza abbia priorità sull’importanza. Sono quelli che arrivano a ridosso delle scadenze e poi premono il pulsante rosso sulla scrivania mettendo in allarme tutti. Le scadenze non sono traguardi da raggiungere all’ultimo istante. Se abbiamo qualcosa che scade fra un mese, se questa cosa non è particolarmente importante, possiamo tranquillamente programmarci il tempo per farla, senza dover aspettare il trentesimo giorno sperando che l’urgenza attivi collaborazione altrui. Chiedere ai colleghi che sappiamo avere questo atteggiamento se hanno bisogno è un modo per cercare di disinnescare questo comportamento. Le cose importanti meritano una adeguata gestione, spesso condivisa e negoziata, proprio perché sono importanti e cruciali. Aspettare di essere a ridosso di una scadenza sperando così di poter veicolare risorse e aiuti su quanto stavamo facendo, perché adesso è urgente, non funziona. Se il tempo è stato adeguato allora l’urgenza non deve diventare importanza. Se il tempo non è stato adeguato bisogna cercare di negoziarne altro prima che la cosa diventi urgente.
La critiche sono una ricchezza.
La seconda tipologia di comportamento che vorrei porre in evidenza è quella di chi reagisce con rabbia alle critiche. Viviamo ormai un’epoca in cui l’errore dovrebbe essere stato liberato da tutta la componente drammatica, almeno nella maggior parte delle professioni. Sbagliare fa parte di tutte le attività ed è ormai assodato. Anzi, tutti ripetiamo come un mantra che l’errore rappresenta un momento di crescita. A livello personale come a livello organizzativo. Purtroppo questa consapevolezza si scontra ancora con la nostra formazione, specialmente quella scolastica, in cui veniamo misurati e valutati per le nostre performance e ogni errore è una mancanza. Una mancanza che riduce le nostre possibilità di ottenere un buon risultato. Ci sono persone che reagiscono con rabbia alle critiche. La natura delle reazioni è di due tipi. Chi aggredisce quando gli viene fatto presente un errore, inserendo nella discussione episodi passati come se gli errori si dovessero sempre compensare. Sicuramente, anche noi commettiamo sbagli ma tirarlo fuori mentre si parla di un errore è un tentativo distorsivo. Le reazioni spesso sono anche di tipo non verbale, ci sono persone che reagiscono con forza urlando e adottando comportamenti respingenti. Il vero problema è che questi comportamenti assorbono energie, anche emotive, dall’ambiente. Chi non è in grado di gestire una critica, un appunto, un errore è un elemento inquinante e che assorbe energie, condizionando il clima dell’ufficio. Come fare a gestire questa situazione? La cosa da evitare è smettere di confrontarsi, evitare di segnalare errori per timore delle reazioni. In questo caso la nostra capacità dovrà essere quella di non dare alcun appoggio a questi colleghi, evitando soprattutto di fare da spalla nelle situazioni in cui non siamo tirati in ballo.
Anzitutto, identifichiamo i comportamenti tossici.
Ci sono altri comportamenti tossici, per ora bastano questi. Non ritengo esista una formula magica da confidarvi per gestirli. Ecco perché in queste righe ci limitiamo a descriverli. Il nostro compito è di identificarli, riconoscerli e porci sempre nel giusto stato, cercando di non rimanerne intossicati. E cercando anche di capire se, qualche volta, hanno riguardato noi.
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