Fatica e sforzo cognitivo
Gestione Aziendale

Fatica e sforzo cognitivo

Si definisce fatica un indebolimento progressivo delle facoltà di resistenza fisiche o spirituali. E’ un aspetto che raramente consideriamo nel prender mano alle nostre agende professionali. Ci lamentiamo della fatica al lavoro, del fatto che non siamo più lucidi ma poi non ci attrezziamo. L’unico modo in cui trattiamo la fatica è il riposo.

Diversi tipi di fatica, impariamo a riconoscerli

Esistono diversi tipi di fatica. Senza entrare troppo nel merito e rimanendo grossolani, se pensiamo a quando facciamo attività fisica, ci sono sforzi che ci fanno percepire in maniera graduale l’aumento della fatica, dandoci la possibilità di gestirla o quanto meno di percepirla correttamente, e ci sono attività più “subdole”. Io ho in mente il nuoto o la bicicletta, due attività il cui reale impegno fisico lo si percepisce al termine. Certo, non sto parlando della totalità dello sforzo, però capita diverse volte di pedalare km o nuotare mezzore e sentire il corpo stanco e sfinito solo quando si finisce di fare attività.

Quale sforzo quando siamo al lavoro

Lo sforzo cognitivo, chiamiamolo così, è più simile a questo secondo tipo di attività, un’attività in cui il nostro cervello e sistema nervoso riesce a camuffare la fatica fino ad esaurimento. Ecco perché attendere di percepire la fatica e gestirla con il riposo può non essere sufficiente. Bisogna conoscere il nostro potenziale per poterlo gestire anche quando non ci è chiaro lo sforzo.

Questo dovrebbe portare a riflettere su come organizziamo le nostre giornate, su quali attività svolgiamo al mattino, quali al pomeriggio, quali è necessario spezzare, quali facciamo al rientro dalla pausa pranzo. La fatica è uno dei temi che dovremmo considerare nel pianificare le nostre giornate.

Se questo contenuto ti ha incuriosito e vuoi approfondirlo, contattami alla mail nbertaccini@gmail.com

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