L’intelligenza artificiale è uno di quegli strumenti che segnerà un’epoca storica. Come per la rivoluzione industriale. Uno di quei momenti che impattano non solo sul lavoro ma su tutta la struttura della società. I libri di storia ci insegnano che il periodo fra il 1760 e il 1840 fu accompagnato da fenomeni di crescita, sviluppo economico e profonde modificazioni socio-culturali e politiche. Credo che l’intelligenza artificiale possa essere un nuovo punto di svolta che segnerà la società.
Velocissimo idiota
Io non ho ancora molto ben chiari i confini dell’intelligenza artificiale, forse perché non ne ha. Sono cresciuto pensando al PC come ad un “velocissimo idiota” (citazione di un caro amico) che era molto veloce a fare cose per me, in modo che io potessi occuparmi di più cose. Ma parliamo di un idiota. Adesso questo elemento è stato rimosso e possiamo confrontarci con uno strumento dalle infinite applicazioni.
Come tutti gli strumenti di nuova integrazione, ci sono alcune funzioni che colpiscono, che affascinano ma che sono uno spreco. Io ho un’autovettura con le sospensioni pneumatiche, si possono alzare ed abbassare con un pulsante. E’ una delle funzioni che ho usato di più il primo mese, adesso non sono neppure certo funzioni ancora, tanto non la sto usando. Usare l’IA per fare determinate cose è come prendere una moto per fare le impennate. Uno spreco, basta una bicicletta, forse addirittura un monopattino.
Uno strumento da non sprecare?
Usare l’IA per farsi scrivere un testo, per farsi supportare nei compiti a casa è uno spreco? Sì, con il punto interrogativo, è una domanda. Vedo il web riempirsi di testi scritti da ChatGPT e dai suoi simili, si riconoscono. Per il momento. Vedo gente che prima non era in grado di far uscire un pensiero dalla propria testa in modo che fosse comprensibile che adesso scrive. Ma non è uno spreco? Non dovremmo usare l’IA per compiti più “alti”, come scrivere righe di codici per programmare dei software o delle App, oppure ottimizzare i nostri flussi aziendali?
Ecco, io penso che la vera rivoluzione stia qui. L’IA ha il dono di non essere uno spreco. Ben vengano i testi scritti da ChatGPT, ben vengano le simulazioni grafiche con video ed immagini create ad hoc. Siamo davanti ad una rivoluzione industriale, abbiamo l’obbligo di contaminare il più possibile la società.
Dobbiamo difenderci dall’IA?
I problemi, i temi da considerare, sono due, casomai. Primo, cosa ce ne facciamo di del tempo che ci avanza. Ogni tanto collaboro con una rivista di moto. Ci sono test su moto nuove che sono molto interessanti, il tester è veramente in grado di capire il cuore del mezzo. Però, in quanto scrittura, lasciamo perdere. Molti stanno passando a contenuti video, dove spiegano il mezzo adottando un linguaggio diverso, dove riescono meglio a condividere le loro sensazioni. Bello, ma la scrittura non possiamo perderla. Allora, ben venga un software di IA che scriva quello che il tester non riesce a dire se non con le solite cinque o sei espressioni convenzionali. Quindi, cosa ne facciamo del tempo in più? Due cose, dedichiamo tempo alla parte di comprensione del nostro lavoro; ci riposiamo.
L’IA è figlia di quel mondo che sta capendo che il lavoro deve ridimensionare la propria portata nella nostra vita, è figlia delle generazioni che non vogliono più spendere la loro vita inseguendo traguardi che non sentono importanti. Se penso ad un futuro in cui il sistema economico e sociale regge con i ragazzi che lavorano un terzo del tempo perché lavorano in collaborazione con l’IA non posso che esserne entusiasta. L’IA non per fare di più, nessun settore economico ha bisogno di fare di più in termini di più tempo, ma per avere più tempo per tutte quelle attività che ci possono arricchire.
Il secondo tema è quello del controllo. Come controlliamo l’IA e il nostro business, come ci tuteliamo? Ecco, a questa domanda non so rispondere. Anzi, ho una risposta ma non esaustiva. Dobbiamo conoscere il nostro lavoro, dobbiamo conoscere le procedure e le prassi, le finalità, il funzionamento, le relazioni. Il controllo l’abbiamo già perso implementando SAP, quando abbiamo accettato di cambiare alcune procedure aziendali perché si allineassero con il potenziale del software.
Non rinunciate mai a conoscere
Quindi, come sempre, c’è una sola risposta che abbia realmente senso sul tema del controllo: la conoscenza. Fino a quando conosceremo le cose, le finalità, le procedure e tutto il resto non dovremmo temere. Occorre però rimanere centrati su questo aspetto, non cedere, non impigrirsi.
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