Olimpiadi, Maratona e punti di vista
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Olimpiadi, Maratona e punti di vista

Tempo di Olimpiadi, tempo di gare, di atleti, di storie e di racconti. Guardare le Olimpiadi è molto interessante anche per questo, per raccogliere storie ed arricchirci. L’esperienza di altri, il modo in cui altri si allenano, si preparano e affrontano la loro professionalità è sempre utile.

Ci sono stati tanti spunti, in primis quello legato alla gestione della sconfitta, del quarto posto. C’è stato uno scontro generazionale fra chi ha sempre inseguito la vittoria e chi sta inseguendo la miglior versione di se stesso, sperando sia sufficiente per vincere.

Ma non è questo il tema che voglio approfondire. Nel momento in cui scrivo si deve ancora disputare una delle gare simbolo delle Olimpiadi, la Maratona. Per sottolinearne l’importanza, per diverse edizioni la Maratona è stata la gara conclusiva delle Olimpiadi. Gli Italiani sono stati grandi protagonisti di questa distanza, basti pensare all’oro di Baldini ad Atene, nel 2004. Da qualche tempo la gara regina è diventata appannaggio degli atleti africani, veri e propri padroni del fondo.

“Sono solo due ore di corsa”

Ed ecco perché diventa interessante parlare di Maratona su questi spazi. Da sempre è stata considerata una gara difficile, complessa. Nelle varie edizioni, non solo olimpiche si sono visti diversi approcci, diverse tattiche. La Maratona era una gara tattica, di studio, di marcature, di ostacoli. C’era il fatidico muro del trentesimo km, vero e proprio spauracchio di tutti gli atleti. Un giorno ascoltavo alla radio un ex maratoneta italiano, purtroppo non ricordo chi fosse, al tempo non ho fissato il nome. Ricordo però le sue parole. Ad un certo punto disse “la vera rivoluzione degli Africani è che, mentre noi impostavamo la gara tatticamente, marcandoci, cercando di imporre la nostra strategia, studiando e pensando, loro ad un certo punto hanno pensato: in fondo si tratta di solo due ore di corsa”.

Cambiare punto di vista, cambiare termini.

Eccola la rivoluzione, trasformare 42 km e 195 metri in un paio d’ore di corsa. Questo ha modificato l’approccio alla gara. Non hanno cambiato la distanza, non è apparso qualche guru della medicina a dare indicazioni. No, hanno cambiato punto di vista. Ed hanno rivoluzionato una distanza, hanno trasformato la Maratona in una gara molto veloce in cui gli atleti non si risparmiano ma corrono al loro meglio per “poco più di due ore”.

Teniamolo presente, quando affrontiamo la nostra quotidianità sempre dallo stesso punto di vista, sempre con la stessa prospettiva, sempre con gli stessi termini. Cambiare termini, cambiare i verbi, cambiare il nostro punto di osservazione può essere un esercizio molto importante. Può rivoluzionare la nostra visione. In atletica ha cambiato l’approccio ad una delle gare iconiche delle Olimpiadi.

Se questo contenuto ti ha incuriosito e vuoi approfondirlo, contattami alla mail nbertaccini@gmail.com

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