Affrontare la quotidianità professionale richiede competenze trasversali.
Certo, ci sono quelle tecniche, legate alla specificità della professione, ma poi ce ne sono mille altre che possono rafforzare o addirittura squalificare quelle tecniche.
Quindi, è importante riuscire ad apprendere e a crescere guardando in diverse direzioni.
In questo i consulenti possono essere un valido supporto perché possono trasferirci il giusto livello di competenze per essere performanti.
Ecco il motivo per cui mi rifaccio spesso alla psicologia. Oltre a far parte della mia formazione primaria è uno degli aspetti cruciali per la riuscita di un’impresa ma è anche quella che viene trascurata o approcciata con superficialità.
Psicologia comportamentale, un modello da tener presente.
La psicologia è una scienza relativamente giovane ed ancora nascono filoni, scuole e approcci che si consolidano o spariscono. Uno dei più significativi del secolo scorso è stato l’approccio comportamentale. Le terapie di matrice clinica avevano come focus l’indagine della persona, del proprio inconscio per poter ricostruire lo schema che aveva determinato l’insorgere di una problematica. I comportamentisti adottarono un approccio differente, partendo dall’agito, da quello che si vedeva e intervenendo su questo.
Cosa “portar via” dall’approccio comportamentale.
Nella nostra quotidianità come possiamo sfruttare il lavoro e lo studio fatto dagli psicologi comportamentisti? Ci sono alcuni modelli che possono essere una fonte di ispirazione anche nel nostro quotidiano, senza che necessariamente insorgano problemi o patologie.

L’approccio dialettico
Uno di quelli di più facile trasmissione e condivisione è l’approccio dialettico. La psicologia comportamentista ci dice che per affrontare la propria quotidianità dobbiamo sviluppare abilità in due direzioni:
– abilità di accettazione
– abilità di cambiamento
La nostra riuscita nella gestione della quotidianità la dobbiamo all’equilibrio delle abilità che sviluppiamo in queste due macro ambiti.
In primis è fondamentale l’accettazione, ovvero comprendere chiaramente il contesto e le armi che abbiamo a disposizione. Fare una attenta valutazione di quello che dobbiamo affrontare e del nostro punto di partenza, delle competenze, delle skills in nostro possesso.
Questo in equilibrio con un’altra pulsione, quella che ci deve portare al cambiamento, nostro o del contesto in cui operiamo. Solo se siamo in grado di giostrarci fra accettazione e consapevolezza da un lato e cambiamento e adattamento dall’altro riusciremo ad avere una strategia vincente, capace di farci ottimizzare i nostri sforzi.
Un approccio personale ma anche aziendale
Anche in azienda possiamo tener presente questo approccio, il corretto bilanciamento di competenze di analisi, accettazione e di cambiamento e intervento è vincente anche in un contesto aziendale.
Prima si accetta lo status quo, capendo anche che non sempre lo si può stravolgere, poi ci si concentra sul cambiamento. Molto spesso c’è la tentazione di voler fare tabula rasa, di voler ripartire da zero. Capire lo status quo e rendersi conto che non è sempre possibile tornare alle “impostazioni di fabbrica” deve definire il contesto in cui interverremo portando cambiamento e miglioramento.
Non tenere in equilibrio queste fasi rende dispendioso ogni intervento. L’approccio dialettico, il costante feedback fra i due momenti è quello che può rendere efficace un intervento.
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