Ciclicamente salgono agli onori delle cronache gli scontri fra ristoratori e clienti. In genere nei periodi di ferie, tipicamente in Estate, è facile che social e non solo si riempiano di polemiche fra chi offre ristorazione e coloro che ne usufruiscono.
Questo confronto acceso e aperto è sicuramente nato a partire dai siti che raccolgono le recensioni. Fino a qualche anno fa non c’era una cultura così capillare nel giudicare ed esprimere la propria opinione. Dalla recensione alla maleducazione, purtroppo, il passo è stato breve.
Non voglio perdermi in acute analisi psicologiche del percorso che ha determinato questa evoluzione, diciamo che un riassunto valido, anche se banale, è che nelle recensioni il focus si è spostato, che chi recensisce lo fa per un proprio piacere e non per utilità. Si recensisce per sentirsi importanti, ascoltati, utili. La bellezza del mondo social è che non si ha precisa contezza di quante persone hanno preso spunto da una nostra recensione e viviamo tutti nella convinzione che le nostre stelline muovano le masse e influenzino le economie. Di fatto, per la maggioranza di noi, non è così.
Però non tutto è male, ad esempio possiamo prendere spunto per una riflessione sul come relazionarci con gli altri, anche in ambito lavorativo. Perché anche il commento sull’operato altrui ha diverse forme e in base a come sappiamo utilizzarle può risultare utile o respingente.
Anzitutto dobbiamo aver chiara la differenza fra un commento, una critica ed un suggerimento. Sono tre livelli diversi e non dobbiamo utilizzarli senza consapevolezza. La suddivisione è strumentale a comprendere i diversi approcci, non è da prendere lessicalmente come provata. Si tratta solo un espediente lessicale.
Con commento intendiamo il feedback su un output, è l’analisi di un risultato. E’ lineare semplice e si distacca completamente da chi ha fatto il compito, non è una valutazione della persona, delle sue capacità e neppure del suo operato ma solo del risultato. Sembra banale ma aver chiaro questo può essere molto utile. Ho assistito a confronti aspri solo perché un’analisi di mercato aveva dato risultati non attesi. Non c’è una responsabilità dietro al dato raccolto ed è giusto focalizzare il nostro confronto limitandoci ad analizzare e commentare i risultati, non chi o come li ha raccolti. Può sembrare banale ma molti conflitti nascono dall’errato trasferimento della frustrazione per un output sulla persona che l’ha estratto, raccolto, calcolato.
La critica entra nel merito del lavoro. Richiede competenza e correttezza. Competenza, per essere accettata da chi la riceve e correttezza per essere espressa nel modo giusto, costruttivo. Competenza non implica necessariamente conoscenza dell’ambito specifico, non significa che le critiche può farle solo chi detiene la nostra stessa formazione o preparazione. Si può formulare una critica costruttiva ed arricchente anche senza essere detentori delle competenze tecniche specifiche. Anzi, spostandoci sull’altro versante del confronto, riconoscere una critica da chi non ha la nostra stessa professionalità può aprirci un nuovo punto di vista sul nostro operato.
In ultimo c’è il suggerimento. Per quanto suoni accettabile è uno degli strumenti più difficili da gestire e da accettare. Per quanta buona volontà possiamo metterci, iniziare con un “io ti suggerirei di…” è uno degli incipit che maggiormente preclude la comunicazione. Implica il consigliare cosa fare o non fare ed è estremamente invasivo. E’ un approccio che mi sento di consigliare solo se viene espressamente richiesto, altrimenti è molto complesso dare il via ad un confronto costruttivo e circoscritto sull’oggetto.
Ecco alcune piccole valutazioni che è importante fare quando ci approcciamo al lavoro di altri, sono elementi da considerare prima di dare il via ad un confronto, perché ci possono consentire di veicolare la discussione. Se il nostro intento, come dovrebbe, è quello di arricchire ed arricchirci allora dobbiamo saperci porre in modo accettato.
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