Una delle prime volte con cui mi sono interfacciato con il concetto di confidenza è stato in ambito sicurezza sui luoghi di lavoro. Durante un corso ci è stata mostrata una curva gaussiana che riportava la distribuzione degli infortuni sul lavoro in base all’anzianità professionale. La curva evidenziava due picchi di infortuni. Il primo all’inizio, quando mancano le conoscenze per lavorare sempre in sicurezza, quando non si hanno ancora tutti gli strumenti per potersi muovere in sicurezza; il secondo quando si acquisisce una certa anzianità e si diventa confidenti rispetto al rischio. Ignoranza e confidenza erano ugualmente pericolosi. La situazione migliore era quando c’era il giusto mix fra il livello di attenzione che si pone nelle prime fasi e l’acquisizione delle conoscenze giuste per non correre rischi.
Difficoltà a concentrarsi
Col tempo ho realizzato che questo è anche un rischio organizzativo. Non solo in tema di sicurezza, anche nel quotidiano svolgimento delle proprie mansioni. La concentrazione, la capacità di stare focalizzati su un compito è uno dei temi organizzativi degli ultimi anni e lo sarà nel prossimo futuro. Fino a qualche anno fa il focus era tutto rivolto alla motivazione, sembrava che la motivazione fosse l’unico vero driver dell’attività professionale delle persone, la maggior parte degli interventi in ambito HR erano volti a trovare le corrette leve motivazionali, a dare ai manager gli strumenti per capire come motivare correttamente i propri collaboratori.
Adesso il tema della motivazione deve essere accompagnato da quello della concentrazione. Essere motivati rispetto alla propria professione, alle proprie mansioni non è detto che ci permetta di essere sempre concentrati. Anzi, le difficoltà che abbiamo a star concentrati su una specifica attività possono minare la nostra motivazione. Non riuscire ad essere concentrati porta dei limiti nella nostra performance che possono ripercuotersi sulla nostra motivazione.
Quindi diventa centrale misurarsi anche con questo limite della natura umana.
Come aiutarsi a concentrarsi
Star concentrati ormai è diventato un elemento da considerare. Ecco che prendere spunto dalla sicurezza sui luoghi di lavoro può essere interessante e utile. Ripensare la propria attività a diversi livelli può essere un aiuto. L’attività di tutti è fatta da routine quotidiane, ricorrenze più lunghe ed eccezionalità. Si può intervenire a diversi livelli, sia ripensando la propria agenda che ripensando la propria modalità professionale.
Mischiamo l’agenda
Ripensare la propria agenda significa farlo in maniera sistematica ad intervalli di tempo. Questo potete valutarlo in autonomia. Non bisogna essere troppo frenetici, un’agenda è comunque un ancoraggio che dobbiamo rispettare, non ha senso forzarsi a cambiare ogni settimana o ogni mese. Penso che intervenire a livello di agenda ogni quattro o sei mesi possa essere già sufficiente. Ma cosa significa? Principalmente significa prendere coscienza delle attività che sono sulla nostra scrivania tutto l’anno e cambiare la loro distribuzione nel corso della giornata, se sono attività quotidiane, o della settimana, se la loro frequenza è diversa. Cerchiamo di cambiare le attività con cui apriamo e chiudiamo le giornate e le settimane, variamole. Ci sono poi attività che ci impegnano solo in determinati periodi dell’anno, quelle possiamo sfruttarle per spostare le altre, come grimaldello per liberarci di alcune abitudini un po’ stanche.
Come faccio a fare questa cosa?
Un altro intervento che possiamo fare riguarda il come facciamo le cose. Certo, ognuno di noi ha una cospicua parte di mansioni che si svolgono secondo procedure e routine che difficilmente possono cambiare. Ma per solleticare la nostra attenzione, per rimanere nel picco della nostra curva gaussiana non dobbiamo cambiare tutto il nostro mondo, ci basterà intervenire su quelle attività su cui si può intervenire. Solo questo avrà comunque un beneficio sulla nostra quotidianità, sulla nostra concentrazione, sulla nostra performance.
Pensiamo a mandare una mail
Anche mandare una mail può essere un’attività su cui intervenire. Mandare una mail è importante nella forma e nella sostanza. Individuare un momento della giornata in cui dedicarsi alle mail, oppure un momento ogni due ore, oppure un momento ogni tre giorni è variare il timing. Cambiare il modo in cui rispondiamo alle mail, anche semplicemente cambiando la struttura della nostra risposta, è un modo di lavorare sul come che potrà aiutarci a mandare mail con sempre gli allegati giusti e senza doverle rettificare dopo poche ore.
Se questo contenuto ti ha incuriosito e vuoi approfondirlo, contattami alla mail nbertaccini@gmail.com
Lascia un commento