Differenza fra partner e consulente
Gestione Aziendale

Differenza fra partner e consulente

Quando in un’azienda sorge un problema, se non trova risorse interne per superare le difficoltà, si affida ad un consulente. Il consulente è quella figura professionale che dovrebbe disporre delle conoscenze e competenze per risolvere tale problema. Accade però che il consulente a tratti evolva il proprio ruolo in quello di partner e la sua presenza non si limiti alla gestione della situazione specifica ma diventi una sorta di consigliere del Re, sempre a disposizione per confrontarsi o avvallare progetti ed evoluzioni.

Esigenze diverse, ruoli diversi.

Questo è un aspetto cruciale, i due ruoli dovrebbero rimanere distinti, ogni imprenditore dovrebbe aver chiaro quando si affida ad un consulente o quando alla sua organizzazione serve un partner. Non tanto come professionalità, ci sono professionisti in grado di essere sia l’uno che l’altro, quanto per chiarezza di scopo. Nella mia attività da commerciante io mi avvalgo di partner coi quali cerco di avere un rapporto duraturo ed un confronto frequente (uno su tutti il commercialista) e dei consulenti, professionisti cui mi rivolgo per una necessità specifica (nel mio caso, per fare un esempio, l’architetto se decido di ristrutturare un locale). Confondere i due ruoli è sbagliato e pericoloso. Nella mia esperienza ho visto troppe volte professionisti che venivano trattenuti (o si facevano trattenere) a tempo indeterminato. In quel caso, secondo me, c’è poco chiarezza rispetto al contratto iniziale. Si disperde il ruolo del consulente, che dovrebbe sempre essere legato ad un progetto.

Ecco perché in questo sito, nella sezione chi sono ( https://officinarinnovamento.it/chi-sono/ ) trovate un modello di accordo fra le parti che ho chiamato accordo di fallibilità, che ha lo scopo di chiarire quello che faccio come consulente, come intendo impostato il rapporto fra i due attori.

Consulenza e diagnosi.

Ogni imprenditore può rendersi conto del sorgere di una criticità in azienda, lo scopo di un consulente (o almeno quello che intendo io, ribadisco) è quello di occuparsi, in primis, di diagnosi. Un consulente deve anzitutto capire se l’imprenditore ha individuato un sintomo o direttamente il malanno. Nel primo caso, dovrà guidare l’azienda a capire cosa determina quel sintomo. Poi dovrà formulare con precisione e chiarezza la diagnosi. Quindi, proseguimento nel parallelismo con la professione medica, il consulente deve essere in grado di indirizzare l’azienda in una di queste tre direzioni: in alcuni casi a risolvere in autonomia il problema, spesso rendere esplicita una causa aiuta anche ad individuare le soluzioni; aiutandola ad affrontare il problema definendo un piano di consulenza, con chiari tempi, modi e risultati attesi; oppure, indirizzare verso un altro professionista, uno che abbia le competenze rese necessarie dal problema, nessun consulente è onnisciente ed è importante sapersi far da parte, lasciando campo a chi detiene le competenze richieste dalla situazione.

Ecco, per quella che è la mia visione il consulente è come un medico di base, aiuta soprattutto a mettere a fuoco il problema e può supportare in un numero limitato di interventi, poi ci sono gli specialisti. Rivolgersi ad uno specialista senza una chiara diagnosi espone alla somministrazione di cure organizzative non efficaci o, addirittura, non opportune.

Se questo contenuto ti ha incuriosito e vuoi approfondirlo, contattami alla mail nbertaccini@gmail.com

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