Viviamo tutti spiegando la realtà attraverso i numeri e prendendo decisioni basandoci sui numeri e su grafici che rappresentano numeri. Ma la realtà non la si rappresenta coi numeri, i numeri tracciano i confini e chiariscono i concetti ma la realtà e le decisioni si prendono con le parole.
Attualmente, stando alle ultime statistiche, ci sono più aeroplani in fondo al mare che sottomarini in cielo. Mi sono imbattuto diverse volte in questa battuta e, pur col suo retrogusto tetro, devo dire che mi ha sempre strappato un sorriso.
La uso come pretesto per parlare di numeri e statistiche. I numeri sono affascinanti ed è indubbio che lo stato di salute delle nostre attività lo si misuri attraverso i numeri.
Abbiamo imparato a trasformare la realtà rendendola più concreta possibile e cosa c’è di più concreto, solido, inossidabile e ineluttabile di un numero. Ci hanno indottrinato con “la matematica non è un’opinione” (pare di Bernardino Grimaldi, Ministro delle finanze del Regno d’Italia verso la fine del 1800 che in realtà disse “l’aritmetica non è un’opinione”), ovvio che per noi i numeri oggi siano un solido ancoraggio.
Il numero, stando ai dizionari, è il modo per esprimere una quantità.
Non di definire una realtà, questa la chiave.
Vedo costantemente statistiche ed analisi che poco si discostano dai trucchi dei prestigiatori. Lo stesso dato, la stessa statistica può rafforzare o meno un concetto e può sostenere una decisione o un’altra.
Ecco perché le parole sono più importanti dei numeri. Ecco perché, prima di mettere mano a grafici e tabelle, dovremmo definire la nostra realtà, dovremmo capire il contesto. Facendo ricerca ho capito che si leggono i numeri solo dopo aver definito cosa cercare, formulato un’ipotesi chiara e strutturata e raccolto i dati.
Solo a quel punto si leggono i numeri.
Approcciarsi ai numeri senza prima aver chiaro cosa cercare è un esercizio pericoloso. I numeri possono darci qualunque conferma o smentita e non è colpa nostra, è colpa della nostra fede ingiustificata in quello che comunicano.
La realtà è che i numeri non comunicano nulla, siamo noi che facciamo dire qualcosa ai numeri, che li usiamo. Noi mettiamo significato dentro ad uno strumento che esprime una quantità.
Diffido sempre da chi utilizza troppo i numeri e poco la narrazione, poco il racconto. Chi usa troppo i numeri, chi li utilizza in maniera imprecisa è perché non è stato in grado di cogliere la realtà, di capirla, di studiarla, di immaginarla.
Può sembrare futile e può sembrare poco professionale affermare che le parole, il racconto sono più importanti dei numeri, però, ricordo che Platone diceva che “chi racconta storie governa la società”. E questo per un semplice motivo, se mettete un grafico davanti ad una persona in grado di raccontare un’azienda riuscirà ad utilizzarlo per affermare una cosa ed il suo contrario. Perché è vero che i numeri non mentono ma chi li utilizza può quanto meno confondersi o confonderci.
Quindi, togliamo un po’ di mito attorno ai numeri, non per togliergli importanza, anzi per aumentarla. Diamogli il giusto ruolo e allora ne avremo benefici.
Prima di aggrapparvi ai numeri cercate di raccontare la vostra realtà, la vostra azienda, cercate di capire cosa volete sapere, a quale domanda volete dare risposta, quale problema volete affrontare. Solo chiarendo e verbalizzando questi aspetti poi i numeri saranno i vostri alleati e vi aiuteranno a dare un volto famigliare alla realtà.
Non si parte dai numeri, si arriva ai numeri.
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