Il tempo come alleato del cambiamento
Gestione Aziendale

Il tempo come alleato del cambiamento

Il cambiamento come obiettivo di ogni realtà

Cambiamento è uno di quei termini che da ormai qualche decennio riempie ogni riunione organizzativa. Il cambiamento sembra essere diventato l’obiettivo di ogni realtà. Indubbiamente è un termine che piace, che riempie le nostre giornate di buoni propositi. Senza cambiamento un’azienda (o una persona) non può adattarsi e dal 24 Novembre del 1859 sappiamo che solo l’adattamento è il vero talento che permette di sopravvivere, adattarci, evolverci. Lo disse Darwin nel suo famosissimo saggio L’origine della specie e dopo oltre un centinaio di anni il concetto è diventato un faro per tutti i dirigenti, gli imprenditori e i consulenti.

Il problema è stato trasformare uno strumento in un obiettivo, questo ci ha creato problemi.

Cambiare non può essere lo scopo, il fine di un intervento consulenziale o di un programma aziendale. Deve rimanere solo uno strumento.

Quando la situazione contingente rende spuntate le nostre armi, di qualunque ambito stiamo parlando, adattarsi e prepararsi con nuovi strumenti, cambiare è il modo di porsi corretto. Però, la parte complessa di un processo che ha come scopo cambiare uno status quo non è cambiare. Certo, cambiare è complesso, modificare prassi, abitudini e consuetudini abbiamo imparato essere uno degli esercizi più complessi per l’uomo, lo dice anche la neuroscienza.

Ma non è il momento più difficile. Tant’è che spesso rimaniamo ancorati al concetto di cambiamento, non ci spingiamo oltre perché abbiamo universalmente riconosciuto il cambiamento come qualcosa di molto complesso.

Ecco allora che ci sono aziende che mettono in pratica cambiamenti importanti, faticosi, sconvolgenti, costosi che magari incontrano anche ostacoli e ostruzioni e si compiacciono di quello. Poi, non accade nulla, poi l’azienda (o la persona) non si evolve e si finisce col “gettare la spugna con gran dignità”.

Quante volte il fallimento di un processo di rinnovamento viene accolto comunque con benevolenza, quante volte ho sentito “ci siamo impegnati ma il contesto non ci ha aiutato”. Certo, se il cambiamento, così faticoso, così invasivo, fallisce, il problema è l’ambiente, il problema sono elementi esterni, fattori esogeni. L’organizzazione ha realmente provato a cambiare, ma non ha funzionato.

Il problema non è quello, il problema è che non abbiamo fatto in modo che il cambiamento evolvesse in miglioramento. Il cambiamento non serve, se non porta un miglioramento. Darwin stesso parla della sopravvivenza della specie che si adatta meglio, un cambiamento vincente, non un semplice cambiamento. Se non fosse stato funzionale alla sopravvivenza della specie la mutazione “collo lungo” delle giraffe non sarebbe proseguita.

Il cambiamento serve solo quando è un miglioramento

La chiave per non sprecare le energie spese per un cambiamento è appunto trasformarlo in un miglioramento. Ma come si fa a fare in modo che un cambiamento determini un’evoluzione e che non sia sterile e fine a sé stesso? Nel modo peggiore per una realtà aziendale, professionale e anche personale: col tempo. Ogni azione che intraprendiamo merita un tempo congruo per essere assorbita e valutata.

La prova del tempo

Tempo, se volete che un cambiamento non sia solo un cambio d’abito ma un vero e proprio intervento proficuo per la vostra realtà, dovete dedicargli del tempo.

Dedicargli del tempo non significa concedergli tempo, significa seguire il suo percorso, aggiustarne gli interventi, mantenerlo correttamente orientato.

Ma se il tempo in azienda non c’è, come si può fare? Il tempo occorre trovarlo.

L’importante è capire che ad ogni soluzione, ad ogni progetto servirà un confronto con la realtà per potersi esprimere. Una volta chiarito questo, il tempo necessario andrà cercato altrove, in un’analisi meglio strutturata, in una diagnosi più approfondita, meno frettolosa e più centrata sulle necessità dell’azienda che sugli strumenti a disposizione.

Ma questo tema è meglio approfondirlo in un altro post.

Per ora lasciamoci con la consapevolezza che concentrarci sul cambiamento ci fornirà, al massimo, un alibi ma non una soluzione.

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