Mi piace giocare a fare il vetusto, quello che guarda con diffidenza alle nuove tecnologie, ma in realtà è un gioco. Indubbiamente, il tema che ci troveremo ad affrontare nel prossimo futuro, così prossimo da essere presente, è quello dell’intelligenza artificiale. Prima di entrare in una nuova era però è sempre giusto cercar di capire cosa portarci dietro di quella attuale e cosa dismettere.
Quella che sta per essere soppiantata dall’AI è l’era di internet, dei motori di ricerca, dei social, dei media. Sembra ieri quando pensavamo a quanto sarebbe stato bello avere tutte le informazioni a portata di smartphone. Questa estrema disponibilità ci ha insegnato a cercare, ci ha raffinato nell’orientarci nel mare nostrum delle informazioni disponibili.
INFORMAZIONI IN TASCA.
In alcuni casi, però non siamo riusciti a mantenere distaccate alcune funzioni, funzioni che competevano noi, una volta raccolte le informazioni. Già, perché avere disponibilità di informazioni è diverso da sapere che a sua volta è diverso da capire.
Avere disponibilità di informazioni di per se non costituisce nessun valore aggiunto, significa aver reso più veloce e disponibile un processo che già ci apparteneva, la ricerca. Ricordo ancora pro-discussioni in cui ci chiedevamo l’utilità di imparare a memoria alcune conoscenze che adesso erano disponibili nella nostra tasca. Abbiamo voluto sostituire la nostra capacità di sapere con la disponibilità di info.
ORGANIZZARE LE INFORMAZIONI
Ma ci abbiamo perso in capacità logiche. Il sapere, infatti, definito come il complesso delle conoscenze acquisite dall’umanità nel suo progressivo arricchimento spirituale, riguarda la nostra riorganizzazione delle informazioni. Detenere una informazione in tasca, nel nostro device, e confonderla con una conoscenza, significa impoverire le nostre capacità rielaborative.
Questo senza arrivare all’ultimo step, quello che ho definito capire. Capire è oltre la riorganizzazione della conoscenza, capire implica l’utilizzo del sapere. Personalmente penso però che sia il secondo step quello che abbiamo maggiormente compresso. Ci siamo accontentati della disponibilità di informazioni senza farne un’analisi critica per la loro archiviazione.
AVERE INFORMAZIONI, SAPERE, CAPIRE.
Diamo tutto per buono, abbiamo smesso di approcciare con critica le informazioni e (ANCHE) per questo abbiamo fatto proliferare le fake news, perché passiamo dalla disponibilità di una informazione al suo goffo tentativo di utilizzo. Credo che prima di avventurarci nel prossimo salto generazionale, della nostra società e della nostra professione, sia opportuno fare questo tipo di riflessione.
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